Quando il tuo e-commerce fa fuggire il cliente

Pubblicato il 24 Aprile 2018 | autore Daniele Imperi

Sai quanti “siti truffa” di commercio elettronico esistono in rete? Ne nascono in continuazione. Per un occhio allenato, per un navigatore esperto e, soprattutto, per un professionista del web, questi siti sono riconoscibili.

Ma per chi naviga da poco, per chi non sa riconoscere un sito affidabile, questi siti diventano una trappola in cui è facile cadere.

Ecco perché il tuo e-commerce deve distinguersi da quei siti-truffa: ecco perché il tuo sito di commercio elettronico deve ispirare fiducia nei potenziali clienti. Ma come?

Prima di spiegartelo, voglio raccontarti una storia, quella di come ho scoperto l’ennesimo sito-truffa.

Alla ricerca del prezzo più basso

Stavo cercando un nuovo paio di scarpe da trekking e mi ero innamorato di un modello di una nota e buona marca di scarpe da montagna, il cui prezzo si aggira sui 200 euro.

Cercando quel modello in rete ho trovato varie offerte, tutte dai 180 ai 220 euro, finché in un sito il mio modello era venduto all’incredibile prezzo di 67,62 euro! Il 64% di sconto.

Una bella esca, no? La mia contentezza è però durata qualche secondo. La prima domanda che mi sono posto è stata: perché vendono un nuovo modello di scarpe a uno sconto così alto?

Poi ho deciso di studiare bene quel sito. Ed ecco ciò che ho trovato (anzi, che NON ho trovato).

Quando il sito di e-commerce fa fuggire il cliente

  1. Il dominio non faceva riferimento al prodotto venduto: quello è un sito che vende scarpe, ma il dominio (come ueppy.com, per intenderci) era troppo “generico”. Dal 2010 al 2014, infatti, quel dominio è stato usato da un’azienda che si occupava di consulenza e formazione manageriale e professionale. Infine, nel 2016, qualcuno ha deciso di acquistare il dominio e mettere su un bel negozietto di scarpe a prezzi imbattibili.
  2. Nel menu principale compariva un’offerta dell’estate del 2016: dopo un anno e mezzo nessuno aveva ancora pensato di aggiornare l’offerta?
  3. A fondo pagina, come previsto dall’art.2 del DPR del 5 ottobre 2001, n.404 (“il codice di partita IVA deve essere indicato nella home page dell’eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto”) mancava, appunto, il numero di partita IVA.
  4. Il menu non era del tutto corretto grammaticalmente: la scritta “Contattarci” mi ha dato l’idea di qualcuno che non conoscesse bene la lingua italiana.
  5. Mancava la classica pagina “Chi siamo”: la pagina che spiega cos’è l’azienda, cosa fa, da chi è composta, come lavora. Una pagina d’obbligo in un sito aziendale.
  6. Mancava la pagina sui costi e le modalità di spedizione: che in un sito di commercio elettronico non può mancare. Sono informazione che il cliente ha diritto di conoscere.
  7. Iscrivendosi al sito si riceveva una notifica proveniente da un indirizzo email della Gmail e non, come ci si aspetta, da un’email proprietaria.
  8. Scrivendo a quell’indirizzo, e chiedendo info sulla spedizione, nessuno ha mai risposto.
  9. Cercando quell’indirizzo email online ho trovato gente che si lamentava di aver pagato la merce e di non averla mai ricevuta.
  10. Cercando sul sito dell’authority italiana sui domini .it, ho scoperto che è stato registrato da un tedesco che ha fornito un indirizzo falso: la via esiste in Germania, è a Berlino, e non a Deinste come ha dichiarato.

Come impostare, allora, un e-commerce?

Usa i 10 punti che ho elencato, che mostrano altrettante lacune, e controlla se il tuo e-commerce ispira fiducia ai tuoi potenziali clienti. Se invece vuoi aprirne uno e non sai come muoverti, contattaci per spiegarci la tua idea.

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