Massimiliano Carnevale

Massimiliano Carnevale

Co-Founder
Interviste

L'intervista a Mariachiara Marsella

Si occupa di Web Marketing e SEO ed è founder e manager di BEM Research. Partecipa come relatrice e formatrice in diversi eventi nazionali di settore.

Pubblicato il 29/07/2016

Mariachiara Marsella è una SEO/SEM, tra le migliori in Italia secondo me, che ha lavorato prima in alcune delle migliori società SEO italiane (Sems, Mamadigital per fare qualche nome) ed ora è founder e manager in BEM Research. In tutto ciò, dedica anche moltissimo tempo alla formazione nei principali eventi del settore.

 

Ciao Mariachiara e benvenuta.
Nel tuo sito affermi che ti occupi di “sviluppo della visibilità online, di conversioni, del rafforzamento della brand reputation, della SEO e di digital Marketing”. Sono curioso: ai tuoi amici, quelli che magari non sono nel settore, che lavoro dici di fare?

Primo, grazie del benvenuta!
Per quanto riguarda i miei amici, ecco... a loro dico semplicemente “mi occupo di tutto ciò che è pubblicità sul web”, quindi mento spudoratamente... ma è per questo che ho ancora amici.

 

Il nostro lavoro interessa numerose figure professionali, spesso distantissime una dall’altra in formazione, competenze e risultati. Però fuori veniamo visti tutti come “maghi del computer”. Ti hanno chiesto in tanti di mettergli a posto Windows o di aggiornare Word?

Sì, è verissimo! E sì, mi è accaduto. Una volta si aspettavano capissi perché il loro PC fosse morto, in un’altra occasione, addirittura, pensavano lo facessi resuscitare. E la cosa bella però è che quando capisci che non capiscono allora capisci che non conviene :-)

 

Sei laureata in Filosofia del Diritto. Come sei finita a occuparti di SEO, di metriche, di conversione? E soprattutto ne è valsa davvero la pena?

Parte della mia Tesi è stata incentrata su Internet, nello specifico sul suicidio in Internet (una serie di speculazioni filosofiche sul reato di istigazione al suicidio applicabile anche al “non territorio”, roba triste ma interessante, almeno per chi è pazzo come me). Iniziai quindi a navigare il web (anche siti web coreani) in modo così approfondito da sembrare un hacker; cercavo nel codice HTML chissà cosa (e considera che parliamo di un codice generalmente orribile, quello del 2002) e quindi mi incuriosì “il come” e “il perché” di un sito web.

E sì, ne è valsa la pena perché è un lavoro che non ti annoia mai, ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da scoprire, ti tiene attivo il cervello.

 

C’è un momento nella vita di tutti in cui si fanno i conti con la propria storia, con ciò che si è fatto finora e con cosa si vorrebbe fare. Qualcuno la chiama “sindrome di mezza età” e la maggior parte delle persone la risolve comprandosi una macchina sportiva (tra cui io, ovviamente). Tu hai deciso di aprire una società per conto tuo. Follia, voglia di cambiamento o cos’altro?

Folle lucidità direi. Intanto c’è da dire che non sono sola in questa avventura, senza il mio compagno che è un data scientist (la parte seria dell’azienda) non avrei potuto farlo. La decisione di avviare questa attività è nata da una banalissima constatazione: ho sempre dato il 1000 per 1000 quando lavoravo per le altre aziende tanto che spesso molti pensavano che fossi io il proprietario o comunque il socio, non mi sono mai risparmiata in nulla, così ad un certo punto mi sono detta: ma perché non “sputare sangue” per qualcosa di mio? Quindi, ripeto, una folle lucidità che proviene dal cervello che ognuno di noi ha nel cuore.

 

Il tuo campo è uno di quei settori in cui, nonostante tutto, hai meno controllo dell’informatica. I risultati dipendono moltissimo dal tuo lavoro ma non sono completamente prevedibili: Google, per semplificare il discorso, fa quello che gli pare in fin dei conti ed ha cambiato e cambierà le carte in tavola da un giorno all’altro. Tutto ciò ti spaventa o ti stimola?

Mi stimola perché mi spaventa :-)
Credo che Google non sia né più né meno che una grande, enorme azienda con degli interessi (giustamente!) e per quanto possa cambiare le carte in tavola deve sempre seguire le tendenze degli utenti, quindi noi dobbiamo seguire gli utenti... con un occhio a Google, certo. Per questo insisto e ho sempre insistito sull’usabilità (e la SEO) in tempi assai lontani. Alla fine il nostro target non è Google così come per Google non siamo noi il suo target; il nostro target e il suo target è l’utente. Se Google dice “fate i siti mobile usabili e veloci, non lo dice per complicarci la vita ma perché, banalmente, “si è fatta due calcoli” e sa che “gli conviene” che i siti web da mobile siano usabili e veloci... esattamente come conviene a noi, ai nostri clienti.

 

C’è chi dice che la SEO è morta e chi, invece, afferma che è viva e vegeta. Cosa pensi succederà a tale settore in futuro?

La SEO si evolverà e lo ha già fatto, ieri questo acronimo si spiegava come Search Engine Optimization, oggi come Search Experience Optimization. Ma è solo un acronimo, dietro c’è altro. Forse un giorno si chiamerà in modo diverso ma il concetto sarà lo stesso: ottimizzazione.

 

C’è un momento, quel momento, in cui ti capita di pensare che “ok, questo lavoro l’ho fatto proprio bene: sono davvero soddisfatta!”. Subito dopo, che fai? Ti ributti sotto con un altro progetto o hai la necessità di staccare? E, in generale, riesci davvero a staccare?

Presa dalla foga e dall’entusiasmo mi butto subito su altri progetti e finisco per essere fagocitata inevitabilmente dal mio lavoro, che amo talmente tanto da rischiare di restare single e caro Massimiliano, a 41 anni trovarne un altro e per giunta che sia pure data scientist (oltre che paziente) è praticamente impossibile... ma rischio sì, perché sentirsi fieri del proprio operato è come una droga e considera che io non fumo nemmeno, non bevo alcolici e dico pochissime parolacce.
E per rispondere alla tua ultima domanda: no, non stacco mai veramente, ma va bene così (almeno credo).

 

Ultima domanda: sei di Marino, la città dell’uva e delle fontane che danno vino. Come si vive ai Castelli Romani?

Sì vivo a Marino (Castelli Romani) ma sono nata a Roma e mio padre è di Roccasecca e ci tiene che lo dica, così come mia madre ci tiene che io dica che “però sei di 9 generazioni romana, diglielo a tuo padre!”.
Amo i Castelli Romani e non li cambierei né con Roma né con Roccasecca, ma i miei vecchietti questo non lo sanno e non lo sapranno mai.
C’è il verde dei prati, il lago di Albano, tanti alberi, un’arietta fresca d’estate e non umida d’inverno, c’è il dialetto “burino” che non so perché ti fa sentire più umano (e forse è per questo che scrivo rafforzare con due zeta... e anzi grazie per la correzione :-) ).

Grazie Mariachiara di averci concesso queste due chiacchiere e in bocca al lupo per il futuro!

Grazie a te, domande belle e toccanti :-)

 

Per seguire Mariachiara, ecco alcuni canali ai quali lei è più affezionata:

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